Don’t you speak english?

da una ricerca di EF Corporate Solutions

 L’inglese continua ad essere un elemento chiave per le aziende per rimanere competitive e promuovere l’innovazione in uno scenario di mercato sempre più globalizzato.

Si riscontra una forte dipendenza proporzionale tra la facilità di fare impresa e il livello di conoscenza dell’inglese. Sebbene i piccoli imprenditori potrebbero non sentire la necessità di conoscere la lingua per fare affari a livello locale, una percentuale sempre più crescente di aziende ha iniziato ad operare a livello internazionale, diventando parte di una catena di approvvigionamento globale. Una ricerca condotta negli ultimi due anni dalla società di consulenza gestionale BCG ha rilevato come le aziende con un’internazionalità nei team di gestione al sotto la media ottengano il 19% in meno di entrate dal lancio di nuovi prodotti e servizi, rispetto ai concorrenti.

Inglese sinonimo di e-commerce ed esportazione di servizi
Nelle economie in via di sviluppo la transizione dall’agricoltura o dall’industria manifatturiera ad un modello economico basato sulla conoscenza richiede non solo infrastrutture tecnologiche, ma anche persone linguisticamente preparate. La crescita dell’e-commerce ad un tasso medio del 20% annuo globale vede, infatti, nell’inglese, una competenza necessaria per poter capitalizzare appieno questa opportunità.

Uno scenario approfondito sotto un’ulteriore prospettiva anche dal professor Tsedal Neeley della Harvard Business School, che evidenzia come circa il 60% delle multinazionali operino già in inglese e stima che coloro che non si evolveranno avranno difficoltà a raggiungere i livelli di produttività, efficienza e redditività delle prime.

Internazionalizzazione italia....forse
L’Europa dimostra, di gran lunga, il più alto livello di conoscenza dell’inglese rispetto al resto del mondo: tra i 27 Paesi che in questa edizione evidenziano un livello buono o alto della lingua inglese, 22 sono in Europa. Un successo che riflette decenni di politiche efficaci, come i programmi di mobilità studentesca.

Dopo due anni, la Svezia è tornata al primo posto in Europa e nel mondo, seguita dagli altri Paesi nordici, che nel complesso presentano elevati livelli di inglese grazie ai solidi sistemi di istruzione, esposizione quotidiana all’inglese nei mass media ed una radicata cultura all’insegna del multilinguismo.

L’Italia e la Francia hanno registrato una crescita nel livello di conoscenza tra gli adulti rispetto all’anno precedente, ma in misura non sufficiente a cambiare le loro posizioni nella classifica, risultando rispettivamente al penultimo e all’ultimo posto nei Paesi dell’Unione Europea oggetto di studio e al 34o e 35o nel mondo. In tal senso, ad aggravare la situazione italiana nei prossimi anni sarà la sentenza del Consiglio di Stato del 29 gennaio scorso, che proibisce agli Atenei di offrire corsi di laurea esclusivamente in inglese, citando la necessità di preservare la lingua italiana.

L’ampio divario nella conoscenza della lingua, che ad esempio tra Svezia e Italia si attesta a 15 punti, rende l’UE estremamente eterogenea, nonostante le forze centralizzanti che stanno alla base del progetto europeo. Le minacce del populismo e del sentimento antieuropeo rimangono reali, sospinte in parte dall’aumento della disparità, dall’immigrazione e da profonde questioni di identità nazionali.