La fine dei paradigmi - a cura di Antonio Angioni, Senior Partner, Poliedros Management Consulting

Fra gli effetti della lunga crisi, dalla quale possiamo dire come confermato dagli indicatori di essere definitivamente usciti, non c’è solo la fine delle teorie economiche ma anche quella dei paradigmi manageriali.

Nel 2008, durante la devastante fase iniziale della fase recessiva, è rimasta celebre la domanda che la regina Elisabetta II pose al rettore della London School of Economics ‘ Why did nobody see it coming ?’ Domanda apparentemente naif che sintetizzava la clamorosa sconfitta dei modelli predittivi che sino allora erano stati utilizzati. Sebbene siano meno appariscenti, rispetto ai modelli economici, anche i paradigmi manageriali che per decenni sono stati utilizzati per educare intere generazioni di managers , sembrano ormai obsoleti.

L’irrompere impetuoso di Internet of things e delle applicazioni dell’AI sta modificando radicalmente il contesto mondiale. In questa fase, però, l’attenzione è posta in particolare sulle ricadute occupazionali ed è comprensibile visto i costi sociali, soprattutto in paesi come l’Italia dove per diverse e molteplici ragioni il mercato del lavoro continua ad essere ingessato.

Non si prendono però ancora in considerazione quelle che saranno le ricadute nell’organizzazione aziendale ed anche in contesti dove invece da anni è partita la ricerca su questi temi, ci si è soffermati, come confermatomi di recente in una serie di incontri al MIT di Boston, solo sulle aziende della Silicon Valley trascurando, invece, gli altri comparti.

Credo che siano necessarie alcune considerazioni anche per sgombrare il campo da una serie di eccessi dovuti all’enfatiche rappresentazioni che sembrano evocare gli eccessi del manifesto futurista di T.Marinetti o i quadri di U. Boccioni . Cominciamo a sottolineare un aspetto che viene spesso trascurato e cioè che stiamo parlando di applicazioni create da persone per le persone, applicazioni che hanno sempre bisogno del controllo e della regia delle persone. Sicuramente la gestione di questi processi richiederà in misura crescente competenze, metodologie, approcci nuovi, stiamo entrando in una fase, molto interessante, di sperimentazione dove i paradigmi, sui quali ci siamo formati e che abbiamo applicato in questi anni, mostrano tutta la loro inefficacia e dovranno essere sostituiti da nuovi paradigmi.

Nuovi paradigmi destinati ad avere un ciclo di vita molto breve perché gli sviluppi tecnologici saranno sempre più veloci e richiederanno un veloce up-grading . Significativo e pregnante è l’acronimo con il quale viene definito il contesto che stiamo vivendo : VUCA, caratterizzato cioè da volatility, uncertainty,complexity, ambiguity . Last but not least viene messo in discussione in misura crescente un modello di Leadership top-down , gerarchico non più rispondente non solo alle attese ed alle esigenze delle nuove generazioni che si affiancano a quelle già esistenti nelle aziende ma dalla stessa nuova organizzazione del lavoro che si sta delineando, che metterà sempre più in evidenza che la leadership è un processo non un ruolo! Per rimanere in Italia , la sfida del progetto Industria 4.0 non si esaurirà nel favorire investimenti tecnologici ma nell’affrontare un salto nella gestione dell’impresa e qui emerge il gap che da anni affligge l’Italia , che pur essendo la seconda nazione manifatturiera dell’UE , non ha mai seriamente affrontato il tema dello sviluppo di una cultura organizzativa ed imprenditoriale .